La prima risposta possibile al tema erano gli insetti, e Hitnes l’ha scartata perché sarebbe stata scontata e, dice, ingiusta: ridurre un corpo vivo a meccanismo significa proiettarvi qualcosa che non gli appartiene. Se la macchina è ciò che l’uomo costruisce, allora l’unico animale che si possa chiamare macchina è quello che l’uomo ha costruito per intero: il drago, che nell’immaginario collettivo non è un essere ma un’unione di parti.
Due draghi emergono da una vegetazione fluida e continua, deliberatamente più grande di loro. Sono due silhouette piatte, senza modellato: figure tenute allo stadio della possibilità, profili che non si sono ancora decisi a essere corpi. L’unica cosa che dà loro spessore è il fuoco che esce dalle fauci — ed è quel fuoco a produrre, disseminate nella parete, le farfalle incandescenti che sono le vere macchine volanti: macchine prodotte da altre macchine.